
Orari e informazioni
Museo della Regina
Via Pascoli, 23
47841 Cattolica (RN)
Tel. 0541/966577
Fax 0541/967803
e-mail: museo@cattolica.net
Orario invernale
lunedì – chiuso
martedì – giovedì: 9,30-12,30
venerdì – sabato: 9,30-12,30; 15,30-19,00
domenica: 15,30 – 19,00
Orario estivo
lunedì – chiuso
martedì: 9,30-12,30
mercoledì-domenica: 16,00-19,00; 20,00-23,00
ingresso libero
Il museo
L’edificio che lo ospita era l’antico “Ospedale dei Pellegrini“, dipendente dalla Congregazione di Carità di Rimini, la cui costruzione venne avviata nel 1584; le varie stanze in cui era divisocomprendevano un dormitorio con 10 posti letto per gli uomini, ed un altro per le donne, oltre alla cucina ed ad un ambiente che fungeva da locanda e da accoglienza.
Attivo fino al XIX sec., nel 1839 fu trasformato in Caserma, nel 1931 fu progettata la nuova sistemzione, che è stata pienamente rispettata dal recente restauro e recupero architettonico. L’antico ospedale accoglie oggi al proprio interno il Museo della Regina, erede del primo Museo Civico di Cattolica, che ebbe la sua sede originaria presso il Palazzo Comunale e, dal 1984, presso il Centro Culturale Polivalente, dove vennero istituite le due sezioni, archeologica e di marineria; l’attuale esposizione, riorganizzata secondo criteri didattici e scientifici, mantiene integre le due sezioni, potenziandone i percorsi e gli apparati didascalici e illustrativi.
La realizzazione del nuovo Museo cittadino è stata voluta dall’Amministrazione Comunale di Cattolica con il significativo concorso finanziario statale della Legge n. 270/97 relativa ai “Fondi Giubileo”.
L’intervento sull’edificio, destinato sino a pochi anni fa a Caserma dei Carabinieri, ha comportato tutta una serie di opere al fine di renderlo funzionale alla nuova destinazione d’uso, attraverso il recupero ed il restauro (ove possibile) dell’esistente, il consolidamento e la messa a norma secondo le più avanzate direttive europee in campo museale.

In particolare dal punto di vista architettonico, la scelta principale è stata quella di demolire tutte le superfetazioni esistenti nella parte interna dello stabile (lato giardino) sostituendole con un nuovo edificio che ospita parte delle sale e delle scale di servizio/emergenza.
La nuova ala richiama in parte, per dettagli architettonici e materiali, l’edificio principale, evidenziando però il suo distacco tramite una asola vetrata e colori contrastanti, nonché l’evidenziazione della struttura portante in ferro.
Sull’edificio storico, oggeto anche esso di diversi interventi, modifiche, ampliamenti nel corso dei secoli, si è appurato un accurato restauro del piano terra, cercando di evidenziare le porzioni originarie, ripulendo e recuperando i piani superiori, sempre mantenendo gli elementi originari degni di rilievo (archi murari, cornicione, principali murature interne, ecc.).
L’uso dei materiali (pavimentazioni in cotto, tetto in legno, infissi in legno, intonaci in pasta di colori tipici locali, sestini e pietra serena per l’esterno ecc.) ha teso a rendere l’equilibrio e l’atmosfera dell’edificio storico ed un suo corretto inserimento nel contesto urbano.
Particolare rilevanza ha avuto la creazione di tutti gli impianti, ordinari e specialistici (illuminazione, climatizzazione, sicurezza ecc.) rispondenti alle esigenze normative e funzionali.
Si è ricercato, nella distribuzione degli spazi, un corretto collegamento, fisico e gestionale, con l’adiacente Galleria Santa Croce, destinata a mostre temporanee, che tornerà così a costituire un unico complesso con l’originario Ospedale dei Pellegrini.
Infine si è recuperato lo spazio esterno creando un giardino che potrà assolvere anche alla funzione di spazio espositivo all’aperto, area per concerti e varie iniziative.
La sezione archeologica
La funzionaria della Soprintendenza “recatasi sul posto venerdì 29 aprile 1966, ha constatato che affioravano a metri 1,60 di profondità dal piano di campagna avanzi di muri romani di discreta fattura da attribuirsi ad una domus di età imperiale”.
Sette anni dopo i primi rinvenimenti, nel 1973, veniva inaugurato il Museo Civico di Cattolica che, in questa sua prima fase di vita, ebbe carattere esclusivamente di antiquarium.
Gli scavi del 1966 nella ex Piazza del Mercato Ortofrutticolo, cui seguirono in anni un poco più recenti quelli di casa Filippini-De’ Nicolò, hanno restituito l’immagine, inedita ed inattesa, di un piccolo borgo sorto alla fine dell’età romano-repubblicana e sviluppatosi tra il primo e il medio impero, la cui vita dovette essere fortemente condizionata dalla via Flaminia: e forse proprio ad una mansio, ad un luogo cioè per la sosta di uomini e di animali, corrispondono i resti murari ancora visibili in città.
Dell’antico insediamento restano le stoviglie della cucina come quella della dispensa e della mensa: piatti, coppe e ciotole decorate e rivestite da vernici rosse e rosso coralline, vetri, piccoli oggetti in metallo, lucerne, intonaci e tracce dei pavimenti e delle strutture murarie, le anfore dal mare e bottiglie, boccali, bicchieri della locanda come della casa; e ancora piccoli oggetti di tutti i giorni, attraverso i quali possiamo immaginare le forme della quotidianità e della vita in un passato ormai remoto.
La sezione marinera
Nel 1985 fu organizzata dal Centro Culturale Polivalente e dall’Istituto Beni Culturali della Regione Emilia Romagna un’importante mostra dal titolo “Barche e gente dell’Adriatico: 1400-1900“, curata da Maria Lucia de Nicolò e da Umberto Spadoni.

La mostra costituì il punto di partenza per la formazione di una raccolta documentaria sui caratteri e le forme della cultura marinara adriatica e romagnola in particolare.
I materiali furono riordinati ed integrati per un’esposizione permanente, che si è arricchita nel tempo.
La nuova configurazione museografica conserva le tracce di questo percorso all’interno di una nuova dimensione didattica e propedeutica alla conoscenza di saperi propri di un’arte navale e di una civiltà non ancora esaurite.
La raccolta comprende tra l’altro preziosi pezzi unici quali modelli di imbarcazioni di varie dimensioni e di diverse epoche storiche: dalle riproduzioni in scala della barca di Logonovo (fine sec. XIV), al burchio rinascimentale, al tartanone cinquecentesco, alla cocca di Sigismondo Malatesta (1452).
Notevoli i grandi modelli che riproducono lo scheletro di un trabaccolo, un barchetto, un motopeschereccio, una lancetta, un trabaccolo da carico.
Non meno interessante il repertorio degli attrezzi da cantiere, tra cui una splendida sega a nastro degli anni ’30 e, non ultimo, un raro esemplare di motore dei primissimi decenni del novecento, documento straordinario delle trasformazioni e dei mutamenti radicali delle imbarcazioni, ma non di meno della navigazione e della pesca.

Scoprite la storia delle vele di Cattolica qui visualizzate come esempio.
Fonti
I testi e le foto del logo e del museo sono stati recuperati dai volantini prodotti dal Comune di Cattolica, mentre tutte le altre foto sono state tratte da “Antiquarium Museo della Marineria” della Provincia di Rimini, 1995. A cura di Maria Grazia Maioli e Lucia De Nicolò.
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