SANTA INNOCENZA
Tra i vari santi di Rimini, meno conosciuta ma per questo non
meno importante, è Santa Innocenza, vergine e martire che
viene venerata il 16 settembre.
Secondo la tradizione, Innocenza nata in una famiglia nobile e
ricca, fu martirizzata nel IV secolo a Rimini all’età
di 16 anni dall’imperatore Diocleziano.
Si racconta che l’imperatore Diocleziano, durante una sua
spedizione contro un popolo del Nord, passando da Rimini, sentì
parlare di questa nobile, bella e ricca fanciulla di 16 anni,
come di una fiera e fervente cristiana. Allora mandò i
suoi soldati a prelevarla insieme con una sua ancella, dal suo
castello a Monte Tauro, dove era considerata “signora”
e “contessa”. Portata alla sua presenza, l’imperatore
tentò senza successo di farle rinnegare la propria fede.
Alla fine la fece uccidere da un carnefice con un coltello.
Si pensa che venne martirizzata il 16 settembre del 303, anno
in cui Diocleziano emanò l’editto di persecuzione
contro i cristiani; certo è però che il culto per
Santa Innocenza è anteriore al mille.
Una Cappella di Santa Innocenza o “monasterium” infatti,
nel centro religioso di Rimini, viene ricordata già nel
996; nel XIV secolo poi si riteneva che lì vi fosse sepolta
la Santa martire.
Secondo gli “Statuti” locali, nel giorno della sua
festa, il 16 settembre, si faceva l’offerta di un pallio
(mantello rettangolare usato nelle cerimonie solenni dal papa
e da arcivescovi) in luogo dei ceri consueti del giorno della
festa segnata con rito doppio.
Secondo gli storici locali, la chiesa urbana di Santa Innocenza
sarebbe stata edificata sulla sua casa natale dal vescovo Gaudenzio
proprio nel IV secolo, mentre la Pieve sul Monte Tauro sarebbe
stata costruita sulle terre del contado del castello dove
abitava.
L’antica chiesa di Santa Innocenza è citata in documenti
medievali fin dal 996.
L’edificio, “dedicato ad una Santa concittadina”,
era stato costruito sopra i “fondamenti” di un antico
tempio e sorgeva nel lato in cui si trova il Tempio Malatestiano,
di fronte alla via San Michelino in Foro.
Nel 1745 la chiesa fu rifabbricata. Da alcuni documenti conservati
alla Biblioteca Gambalunga, sappiamo che la chiesa venne soppressa
il 29 agosto 1797 durante il cosiddetto “governo francese”
di Rimini. Nel 1809 venne poi riaperta ad uso del vicino Seminario.
Nell’estate del 1919 la chiesa, che si presentava a tre
navate, fu demolita per l’allargamento e l’abbassamento
della strada (via Pàtara). In questa occasione vennero
alla luce le fondamenta della vecchia chiesa col perimetro dell’abside
più interno e ristretto di quello dell’abside dell’edificio
demolito.
Durante gli stessi lavori, riapparve anche l’arca lapidea
della Santa, dove ogni anno per la sua ricorrenza, si portavano
i doni in suo onore. L’arca fu poi donata al Museo Civico
nel 1933.
Ai giorni nostri i resti della chiesa non sono stati lasciati
“a vista” come promesso, però sul nuovo pavimento
stradale è stato “disegnato” il luogo dell’edificio.