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La vela e lo scandaglio

La vela e lo scandaglio

Lo scandaglio, rudimentale strumento di navigazione
per misurare la profondità dell’acqua

Scandaglio manuale costruito in piombo, arcano strumento di navigazione usato per misurare la profondità dell’acqua. La rete detta “cuffia” raccoglieva sabbia o fango, che veniva “assaggiata” dai pescatori per individuare il tipo di fondale e stabilire la localizzazione della barca rispetto alla costa.
(Scandaglio in miniatura costruito da Enzo Gaudenzi)

STRUMENTAZIONE NAUTICA DELLE BARCHE A VELA

Principalmente a bordo delle barche da pesca a vela gli strumenti di navigazione erano molto semplici e ridotti, l’unico ausilio più importante era la bussola, e lo scandaglio era una semplice sagola legata alla estremità di una palla di piombo ricoperta da una rete che veniva calata in mare verticalmente per misurare la sua profondità.

Il punto nave veniva calcolato in base alla natura del fango, che tirando lo scandaglio a bordo rimaneva attaccato alla sfera di piombo e dal colore e molto spesso anche mettendolo lievemente sulla lingua riuscivano a determinare il punto esatto in cui la barca si trovava.

Le barche da trasporto che dovevano affrontare viaggi più lunghi e traversate. La bussola era molto più importante, benché venisse usata empiricamente e superficialmente con poca o nessuna attenzione per la deviazione magnetica. Talora vi era addirittura una forma di diffidenza verso questo strumento anche perché veniva usato dai paròn con poca convinzione. Il sistema di funzionamento per molti di questi capitani era poco chiaro se non addirittura misterioso.

Le carte nautiche quando erano presenti a bordo venivano utilizzate molto di rado, l’orientamento veniva effettuato sostanzialmente di giorno sulla base di punti o riferimenti a terra chiamati punti cospicui, come la forma di un monte, un campanile, una torre, o la ciminiera di una fabbrica, e di notte osservando le stelle o le caratteristiche dei segnalamenti marittimi. Tutto era basato sull’esperienza consolidata e sul senso pratico e che veniva tramandato da padre in figlio per generazioni e generazioni quale prezioso patrimonio professionale e culturale.

Un elemento essenziale era  l’evolversi del tempo atmosferico che per questi uomini privi di una qualsiasi base teorica vedevano e sentivano con una precisione sorprendente. Durante la notte se il cielo era sgombero di nuvole, i marinai si orientavano principalmente con la stella polare e con lo stellone di tramontana.

Riuscivano con la loro grande pratica a stabilire teoricamente anche la rosa dei venti dando dei nomi particolari dialettali propri del gergo marinaro, come tramontana al posto del Nord, del Greco al posto del Nord-Est.

di Sebastiano Mascilongo

La Piazza della Provincia
Giornale di Cattolica – Agosto 2012