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Montefeltro, i paesaggi di Piero della Francesca

Il confronto. Il paesaggio che fa da teatro al battesimo di Gesù sarebbe quello Montefeltro. E’ evidente la somiglianza dei due rilievi sullo sfondo del quadro con quelli che sovrastano Montecopiolo, visto osservando dal monte Carpegna verso nord

IL MONTEFELTRO,  TERRA DI MEZZO TRA LE SIGNORIE DI RIMINI E URBINO COME FONTE D’ISPIRAZIONE DEL GRANDE ARTISTA DI SAN SEPOLCRO PER I SUOI CAPOLAVORI

Com’era questa terra di mezzo, tra Montefeltro e Malatesta, mezzo millennio fa? La risposta è immortalata nelle tele del maestro di Sansepolcro: Piero della Francesca. Il loro è uno degli studi più affascinanti degli ultimi anni. Olivia Nesci (docente di Geomorfologia applicata e telerilevamento all’università di Urbino) e l’artista e fotografa Rosetta Borchia, sono “cacciatrici di paesaggi”, un nome e un “lavoro” che destano subito curiosità. Insieme, unendo intuito e scienza, hanno individuato nella Valmarecchia e Montefeltro odierni i paesaggi dipinti più di 500 anni fa da Piero della Francesca. Lo sfondo dei quadri più celebri del pittore di Sansepolcro sarebbero quindi luoghi reali, riconosciuti dalle due studiose con grande precisione. E osservando i confronti tra le pennellate dell’artista rinascimentale e le foto scattate ai giorni nostri, davvero rimangono pochi dubbi.

È del 2007 la divulgazione della loro prima “scoperta”, nel libro “Il paesaggio invisibile”, in cui dimostrano come gli sfondi del celebre dittico dei duchi, nel quale sono ritratti Federico da Montefeltro e Battista Sforza, siano da ricercarsi nei domini ducali nella valle del Metauro tra Urbania (l’antica Casteldurante) e Fermignano.

Non paghe di questa pur eccezionale rivelazione, la professoressa e la pittrice hanno battuto palmo a palmo i monti tra il Ducato e le rocche della Valmarecchia per scovare altri “paesaggi segreti”, da molti studiosi ancora ritenuti immaginari, frutto della fantasia del maestro e non di rappresentazioni del reale.

Un lavoro che nasce dall’amore per questa terra ma anche dalla eccezionale memoria di Rosetta Borchia, capace di fissare nella mente come un archivio e riconoscere rilievi e depressioni e ricollegare tutto alle immagini immortalate secoli fa: “Ho sempre lavorato con il paesaggio – spiega – ma la prima scoperta è avvenuta per caso. In una foto al computer, ridimensionata, ho notato che il Monte Fronzoso (non lontano da Urbino) corrispondeva esattamente all’immagine che ricordavo dietro al profilo di Federico da Montefeltro nel Dittico”. Il confronto è andato avanti anche attraverso stampe, riproduzioni e lavori di pittori minori, che spesso sfruttavano la fama dei grandi maestri ritraendo gli stessi soggetti. Grazie a loro sappiamo bene com’erano Montefeltro e Valmarecchia all’inizio dell’epoca Rinascimentale: “Molti particolari sono cambiati naturalmente – riprende la professoressa Nesci – anche in seguito alla piccola era glaciale che ha modificato la morfologia del territorio. Però sappiamo che Piero Della Francesca era un iperrealista, cioè dipingeva nel minimo dettaglio ogni cosa che vedeva”. Così possiamo essere matematicamente certi che i rilievi, i fiumi e le vallate, che fanno da sfondo al “Battesimo di Cristo”, “San Girolamo e un devoto” o la “Resurrezione” sono proprio quelli che il pittore del XV secolo vide e volle come teatro per i suoi capolavori più celebri.

di Matteo Marini

La Piazza della Provincia – Giugno 2012
Giornale di Rimini – Valmarecchia

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