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Intervista a Valentino Rossi

Settembre 2008

Valentino Rossi - Foto di Mirco Lazzari - Tratto da DUERUOTE - Periodico mensile n°41 settembre 2008CHE SPETTACOLO … LA SBK !

Confermata la leadership di metà stagione – 2008 – con una gara che ha avuto il sapore d’altri tempi, il campione analizza la crisi della MotoGp e ci racconta come ha superato la propria

Ha appena firmato il suo primo contratto nel ruolo di manager di se stesso ora lo attendono altri due anni con la Yamaha e non è detto che la sua carriera si chiuda al termine del 2010. Valentino Rossi ventinove anni è in gran forma in testa al mondiale e rispetto a dodici mesi fa – sulle pagine dei giornali per meriti sportivi e non guai fiscali. Soprattutto è uscito vincitore dalla spettacolare battaglia con Casey Stoner a Laguna Seca, un capolavoro di classe, grinta e decisione, un bellissimo manifesto di come deve essere una sfida a due per il titolo. Il motomondiale, però non è solo spettacolo.

  • Ti piace questa MotoGP?

“Il mondo va avanti, cambia e lo fa anche lo sport. A volte mi chiedo dove andremo a finire, e mi rispondo che alla fine dobbiamo decidere chi fare contenti: Case e ingegneri – che sognano la moto che va da sola – oppure lo show – e chi ci guarda da casa senza dimenticare i piloti. Le gare sono diventate monotone: andiamo più forte quindi tra una curva e l’altra, c’è meno spazio per i sorpassi. I sistemi elettronici fanno commettere meno errori, si vedono meno “lunghi” e traversi. È vero, il motociclismo moderno è più noioso di quello di una volta. Sono andato a vedere la Superbike a Misano. È un campionato inferiore alla MotoGP quanto a impegno delle Case e copertura televisiva ma a guardarla da gusto. Si vede il pilota che avanza e rimonta quello che fa errori quello che sfrutta le gomme anche quando sono allo stremo. Cose che da noi non succedono più. Non so cosa pensino gli spettatori confrontando i due campionati. Soprattutto noi che siamo pochi, ed è brutto vedere una gara con 18 piloti al via. Ci vorrebbero 24 o 26 moto sarebbe bellissimo.”

  • Sei un personaggio di peso nel tuo ambiente: in concreto cosa puoi fare per correggere gli errori della MotoGP e renderla più spettacolare?

“Intanto devo stare attento a come parlo. Sono un pilota e quando mi sono sbilanciato, come l’anno scorso quando dissi la mia sulle gomme, sono stato accusato di cercare scuse. Secondo me bisognerebbe limitare elettronica e pneumatici, le due compoenti che maggiormente influenzano le gare.”

  • Ragionevolmente, cosa si può fare?

“Le Case sostengono che l’elettronica rende la moto più sicura, e in effetti si cade meno. Però noi andiamo sem­pre più veloci e quindi, in caso di cadute, rischiamo di più. Risolvere questa situazione non è semplice. Parlando di elettronica, sarebbe auspicabile una centralina unica per tutti, ma blindata, altrimenti si ruba. Servono controlli assoluti, sennò nascono mille sospetti. E questo non fa bene allo Sport. I pneumatici, infine, sono un problema: forse la soluzione sarebbe la monogomma. L’unica certezza è che ora le coperture fanno la differenza.”

  • Come ti sembra sotto il profilo tecnico la MotoGP 800?

“L’introduzione delle 800 è stato un errore grandissimo. Si doveva correre ancora con le mille, limitandone la velocità. In curva erano più lente, bisognava saper dosare il gas e si riusciva così a fare dei sorpassi. Adesso guidiamo moto che assomigliano alle 250 ma che sono molto più veloci, in curva e soprattutto tra una curva e l’altra, rendendo così difficilissimi i sorpassi. Questo fenomeno ha avuto tra le sue conseguenza anche il fatto di “invecchiare” improvvisamente circuiti come quello Barcellona e di Assen, solo per farti due esempi.”

  • Pedrosa e Stoner che avversari sono?

“Due rivali difficili, piloti di nuova generazione, concentrati, costanti, molto tosti e decisi. La vera differenza tra loro, forse, la fanno le moto. Pedrosa ne ha una simile alla mia e quindi tra noi ci possono essere battaglie, motociclismo vero, insomma. Invece la Ducati in pista è differente da tutte le altre, si fatica a seguirla e a passarla. Stoner la interpreta magnificamente, quindi tanto di cappello, ma con lui non si combatte: parte, va e arriva, anche se mettendolo sotto pressione come ho fatto a Laguna e portandolo al corpo a corpo, entrano in gioco altri fattori. Comunque Casey è uno tosto e per dargli fastidio bisogna essere perfetti.”

  • Corri nella classe regina da anni, ricordi com’era prima del trionfo della tecnologia?

“Quando rivedo le vecchie gare mi viene da piangere, erano bellissime. Ma anche gli anni delle mille mi piacevano: diciamo che fino al 2004 si vedevano splendide derapatone. E le moto erano a misura d’uomo.”

  • A proposito di uomo, come sta Valentino Rossi da Tavullia? Personalmente ti trovo molto bene: meno star, con meno barriere attorno.

“Io non sono cambiato. Ho cambiato, per scelta, chi mi stava intorno. Non erano in sintonia con ha mia persona… e poi ho quasi trent’anni e sono maturato. Adesso mi diverto di più e ho ha sensazione di riavere a mia vita in mano. Prendo le decisioni che voglio, giuste o sbagliate che siano, senza pressioni. Questo e fondamentale.”

  • Negli ultimi anni, a volte sembravi un prodotto media­tico, per me quasi un’allucinazione: ma uno sportivo può davvero spersonalizzarsi?

“È possibile che succeda ma non è giusto. Ho avuto modo di ripensare a quanto mi è accaduto e secondo me i problemi sono iniziati con il passaggio alla Yamaha nel 2004 e con la vittoria a sorpresa del titolo. Chi lavorava con me si e sentito una specie di semidio. È stato un periodo fantastico ma anche impegnativo, con successo e popolarità incredibili, ma io sono rimasto con i piedi per terra. Invece, c’è chi ha perso il contatto con la realtà e così sono stati commessi errori che ho pagato in prima persona. Sono tornato indietro in tempo, e stata una lezione di vita, il classico momento in cui sbatti la testa. Per fortuna ho capito e cambiato. Ma non dentro di me: dentro io sono lo stesso di dieci anni fa.”

  • Da vera star hai legioni di fan in tutto il mondo ma anche detrattori e chi ti tifa contro. Come li vedi?

“Perché succeda questo non lo so, però capita, specie quando uno è al top da anni. Magari ho detto una cosa che non è piaciuta in un’intervista o sono state riportate frasi non vere, e qualcuno non ha gradito. Ma penso anche che ci sia chi tifa contro di me per spirito di contraddizione, perché è banale tenere per Rossi. E poi c’è chi prende posizione solo per litigare al bar, per il gusto della baruffa.”

  • Litigate nel bar … Beh, ci sta, in fin dei conti sei una star che viene dalla provincia. Senti ancora il legame con Tavullia?

“Molto e questo perché è un posto molto bello, magari non il migliore del mondo, ma io ci sto bene, faccio quello che voglio, ho le mie strade per far due pieghe in moto, so dove la piadina è più buona. Certo, mi piace anche il resto. Quando ero all’estero ho imparato che Londra è bellissima per viverci. Tra l’altro ho conosciuto molta gente interessante. Sono anche un cittadino del mondo, mi piacciono Melbourne, Barcellona, ma amo Tavullia. Perché quella è la mia casa, perché li ho deciso di tornare. Ho pagato cifre esorbitanti per farlo, come capita a chi vuole stare in Italia. Diciamo che adesso ho acquistato una parziale tranquillità. Non totale, ma va bene così.”

di Marco Masetti foto di Mirco Lazzari

Tratto da “DUERUOTE” – Periodico mensile n°41 settembre 2008
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