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Torriani, un cattolichino eroe francese

Torriani, un cattolichino eroe franceseNazzareno Torriani

Insignito della Croce Nazionale al Merito. Gliela appose sul petto Pierre Mauray, primo ministro Socialista, scappò in Francia durante il fascismo per aver più volte criticato il regime. Prende la nazionalità francese. Volontario nelle forze alleate contro il nazismo. Fatto prigioniero, fugge 2 volte dal campo di concentramento. Poi raggiunge i partigiani. Infine, una discreta fortuna economica.

Straordinari questi cattolichini. Se gli americani hanno il loro eroe, John Reed, perfino tra gli artefici della rivoluzione rossa in Russia, Cattolica ha il suo eroe in Francia.

Sul suo petto Pierre Mauroy, primo ministro socialista, gli appose la Croce di Cavaliere dell’Ordine Nazionale al Merito: una delle massime onorificenze francesi, seconda soltanto alla Legione d’Onore (l’informazione arriva dall’ambasciata francese a Roma). Ma il suo medagliere in totale ne conta ben 12 al valore militare e civile. La sua bara fu avvolta dal tricolore, quello francese: blu, bianco e rosso. Si tratta di Nazzareno Torriani (al cognome manca una “r” persa, come spesso capita, negli uffici dell?anagrafe, stavolta in Francia, però).

Nazzareno Torriani nasce a Cattolica nel 1899. Cresce coraggioso e sprezzante del pericolo. Ama le sfide. Da ragazzo gli piaceva sfidare gli amici a chi aveva il coraggio di salire fino in cima all’albero delle barche ancorate nel porto in un giorno di tempesta.

Famiglia socialista, egli stesso socialista. Il fascismo prende il potere ed il giovane si fa tatuare la falce ed il martello sull’avambraccio sinistro. Una sfida. Una sera, durante un ballo, dà uno schiaffo ad un potente capo del fascismo cattolichino. E’ l’ultimo atto di tanti affronti.

Viene messo sulla lista nera. Una squadra di Rimini viene incaricata di dargli una sonora lezione: gli volevano mozzare il braccio tatuato. La famiglia ed il suo destino gli giungono in soccorso. Il fidanzato della nipote, fascista, lo avverte e gli consiglia di scappare.

Nazzareno Torriani lascia Cattolica senza una lira in tasca, destinazione: Francia. Valica la frontiera a Ventimiglia. Non trova lavoro al sud. Si dirige verso nord. Va nella regione di Lilla, zona di minatori. Si stabilisce in una piccola cittadina, Orchies. Sbarca il lunario alla meno peggio, vendendo fazzoletti ai minatori che escono dalle miniere. Il cattolichino sa appena leggere e scrivere, ma è lesto di mente e forte di spirito. Sposa una ragazza francese, Denise, dalla quale ha un figlio Paul, morto nel ’96 a soli 67 anni.

Lavora, acquisisce la cittadinanza francese; la sua posizione economica migliora. Durante la Seconda guerra mondiale, dopo che la Francia è stata messa in ginocchio dai tedeschi, parte volontario nelle forze alleate.

Viene fatto prigioniero e per via di quella falce e martello rinchiuso in un campo di concentramento tra i detenuti politici. Tenta la fuga due volte, la seconda è quella giusta.
Nel ’44 entra nel Comitato di liberazione nazionale francese. Nel dopoguerra lo vogliono candidare a sindaco. Ma l’uomo si schermisce: “So appena leggere e scrivere”.

Nel dopoguerra fa ritorno a Cattolica. Gli amici gli preparano una mangiata di pesce. Dice, nel suo franco-cattolichino: “Sti canocie li nè pas bonie”. Da allora ogni anno fa ritorno nelle sua Cattolica, dove ha 5 fratelli. Uno dei suoi familiari più vicini, con il quale aveva un bel rapporto, era il geometra Pierluigi Morosini. E queste note sono state possibili grazie al nipote. Gli amici di gioventù, che riprenderà a frequentare sono: Nicodemo Filippini, Bruno Vanni, Elvino Morosini, Sergio Grossi, Mario Castelvetro, Gennari, detto “Corlaita”.

Grazie a questa figura, Cattolica si gemella con una cittadina francese, Faches – Thumesnil. Il cattolichino riesce ad avere nella vita un discreto successo economico. Successo incrementato dal figlio Paul, che apre in alcune piazze principali della sua regione, Nord-Pas-De-Calais, una serie di ristoranti e di caffè.

Nazzareno Torriani, anzi “Toriani”, muore nell’agosto del ’92 a 92 anni. Sulla bara: il tricolore. La comunità che lo aveva accolto gli tributa grandi onori, per una vita eroica ed umanitaria. Straordinari questi cattolichini.

 

IL RICORDO

Qualche giorno fa ad Orchies, un numeroso gruppo di amici ha accompagnato Nazzareno Torriani alla sua ultima dimora; non solo familiari, congiunti, amici politici ma anche semplici abitanti che, un giorno o l’altro, hanno potuto apprezzare la gentilezza, la generosità, l’umanità di colui che tutti chiamavano ‘Totò’. A 92 anni Totò ha lasciato una terra che avrebbe voluto più giusta, più fraterna.

Ma si è separato dai suoi lasciando dietro di sè una vita messa al servizio degli altri e dei valori umani e morali dove le parole libertà e dignità assumevano il loro vero significato. In breve, una vita coraggiosa, ben spesa da questo ragazzo di Romagna che, a 20 anni, fuggì dall’Italia fascista. Era nato a Cattolica nel 1899 da famiglia numerosa (secondo di 6 figli) residente in via N. Sauro.

Condannato a morte dagli sbirri di Mussolini.
In effetti, di coraggio glien’ è servito parecchio al giovane Nazzareno per militare con i socialisti quando il fascismo trionfava nel suo paese d’origine.

Di coraggio glien’ è servito parecchio a questo giovane, originario di Cattolica, per opporsi ai seguaci di Mussolini fino ad esserne perseguito e, da loro, condannato a morte. Solo allora lascia il suo paese natale, la sua famiglia, per il nord della Francia. Feignies, poi Orchies lo accolgono. Di coraggio, al giovane, glien’è servito anche per arruolarsi al seguito delle forze alleate.

Di coraggio glien’è servito per evadere in due riprese dal campo di concentramento nazista di Rawa-Ruska.

Un cuore immenso
Di ritorno a Orchies, si occuperà attivamente dei prigionieri di guerra, aiutando i partigiani, gli invalidi e i retinenti al STO. Nel 1944, fa parte del Comitato di Liberazione e continuerà ad occuparsi dei diversi comitati di prigionieri e di iniziative sociali. Creerà la sezione degli invalidi di guerra. Di coraggio glien’è servito quotidianamente, instancabilmente a questo immigrato, per trovare la sua pace in una società nuova, un paese nuovo e per formarvi una famiglia. Proseguendo per la strada che si era tracciato giovanissimo, Totò non ha smesso di combattere per la giustizia e per il diritto. Ma al suo impegno discreto, modesto, Torriani ha aggiunto il cuore. Si é mostrato solidale di tutte le sofferenze, pronto ad aiutare, a far aiutare, ad occuparsi persino personalmente delle difficoltà di tutti quanti voleva soccorrere.

E’ proprio per il suo coraggio e per il suo cuore così grande che Nazzareno Torriani è stato insignito della croce di Cavaliere dell’Ordine Nazionale di Merito da Pierre Mauroy, sindaco d’Orchies, alcuni anni or sono.

Uomo di dovere, d’impegno e di compassione, Nazzareno Torriani ci ha lasciato. Ci lascia una vita esemplare, un ricordo triste ma pieno di speranza. A suo figlio Paolo, a sua moglie, alla sua famiglia, “La Voix du Nord” reitera le sue condoglianze.
(Traduzione della dottoressa Patrizia Mascarucci)

 

La Piazza di Rimini – Giornale di Cattolica

(Foto – Archivio fotografico Centro Culturale Polivalente di Cattolica)