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Rex Iuba il romanzo di Stefano Medas

Domenica 17 luglio alle ore 21,00, nelle sale del Museo della Regina, la presentazione del romanzo edito dalla casa editrice Mondadori, “Rex Iuba” di Stefano Medas. Introduce la serata Maria Luisa Stoppioni.

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“Ci attende l’Oceano che vaga intorno al mondo. E noi andremo
in cerca di quelle terre fortunate, delle isole ricche dove il suolo
dà frutti senza mai essere arato, dove la vigna è sempre florida
senza mai esser potata…”

Stefano Medas, archeologo navale e grande conoscitore della marineria antica, ha scritto il suo primo romanzo, appena uscito per i titoli Mondadori: Rex Iuba: un romanzo ricco di avventura e segnato da un itinerario che è geografico e interiore al tempo stesso, quasi un viaggio dell’anima.
Protagonista di questa straordinaria avventura, storicamente documentata, è Giuba II, figlio di Giuba I re di Numidia, sconfitto da Cesare a seguito della campagna d’Africa; bambino di appena due anni, Giuba era stato portato a Roma ed aveva sfilato come preda di guerra durante la cerimonia
del trionfo. Affidato poi alle cure di Ottaviano, a Roma era cresciuto, si era formato secondo il costume romano, diventando un uomo di grande cultura, votato soprattutto agli studi geografici e naturalistici. Nel 25 a.C. fu lo stesso Ottaviano ad assegnargli il regno di Mauritania, in Nordafrica,
e a dargli in sposa la bella Cleopatra Selene, figlia di Cleopatra VII (ultima regina d’Egitto) e di Marco Antonio, anche lei preda di guerra allevata a Roma nella famiglia di Ottaviano, il futuro imperatore Augusto. Era una donna colta e raffinata, legata al marito da un amore profondo.
Appassionato di arte e letteratura, di filosofia e geografia, Giuba promosse diverse spedizioni esplorative, la più avventurosa delle quali lo condusse, insieme ad alcuni amici fidati e a una settantina di marinai abili col remo quanto con la spada, alla scoperta delle Isole Fortunate, le odierne Canarie (che proprio a Giuba devono il loro nome attuale!). Una flottiglia composta da tre liburne e da un’oneraria uscirà quindi dalle Colonne d’Ercole per avventurarsi in quell’Oceano tenebroso che, per loro, aveva una sola sponda. Raggiunto finalmente quell’arcipelago agli estremi confini del mondo conosciuto, Giuba e i suoi uomini scoprirono una natura spettacolare e selvaggia, incontrarono un popolo di cui non sospettavano l’esistenza, che viveva sereno senza conoscere né il denaro né l’avidità che ne deriva. La spedizione si misurò con i fenomeni prodotti dall’immane potenza dell’Oceano e dalla natura vulcanica di quelle isole. Inaspettatamente, si compì in questo modo il percorso scientifico e umano di Giuba, in quei luoghi mitici e nel contempo reali che si trovavano, come gli suggerì un tempo il suo amico Orazio, lontano dall’erosione continua del tempo: un luogo dove Giuba e i suoi uomini ritrovarono prima di tutto sé stessi. Molte avventure li attendevano ancora sulla via del ritorno, tra cui il tradimento di un uomo che ritenevano essere un fedele amministratore di Roma e che, invece, li costrinse ad ingaggiare un’inattesa e rischiosa battaglia.

Stefano Medas è archeologo subacqueo e navale, presidente dell’Istituto Italiano di Archeologia e Etnologia Navale, e ha condotto numerose campagne di scavo su relitti e siti sommersi. È stato docente a contratto di storia della navigazione antica presso l’Università di Bologna e ha tenuto
numerosi corsi e seminari in diverse Università italiane e straniere. Ha scritto oltre cento articoli scientifici comparsi su riviste e atti di convegni in Italia e all’esterno, oltre ad alcune monografie, tra le quali ricordiamo: La marineria cartaginese – le navi, gli uomini, la navigazione (2000); De
rebus nauticis. L’arte della navigazione nel mondo antico (2004); Lo stadiamo o Periplo del Mare Grande. Commento nautico al più antico portolano attualmente noto (2010). www.academia.edu/StefanoMedas

Per maggiori informazioni: 0541 966577

DOVE

Museo della Regina di Cattolica
Via Pascoli, 23
47841 Cattolica (RN)

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