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Un Guido Cagnacci a Montegridolfo

Oratorio di San Rocco, “Madonna con il Bambino e i Santi Sebastiano, Rocco e Giacinto” . Autore: Guido Cagnacci

UN GUIDO CAGNACCI NELL’ORATORIO DI SAN ROCCO A MONTEGRIDOLFO

La pittura dal XV al XVII secolo è stata prevalentemente eseguita per l’apparato ecclesiastico, quindi a carattere religioso; sovente anche se i committenti dei quadri erano borghesi, soprattutto principi o mecenati, i soggetti erano comunque religiosi perché all’epoca la società era molto meno laica di quella odierna. In quel periodo le conoscenze religiose, unitamente alla simbologia cristiana erano di comune dominio. Al contrario durante i secoli seguenti le conoscenze religiose sono andate via via sfumando per l’affermarsi di un’arte profana, borghese e spesso lontana dalle immagini sacre; le quali spesso erano legate a credenze e tradizioni locali e popolari di cui si è persa memoria. Ed è per questo che noi oggi abbiamo difficoltà a riconoscere quei segni e quei simboli che per un fedele del Rinascimento erano scontati in quanto assimilati fin dalla nascita. In particolar modo il culto dei Santi era molto praticato e incentivato dalla chiesa; essi rappresentavano il tramite, il ponte tra gli uomini e Dio; erano invocati quali protettori di città, di corporazioni e di singoli bisognosi.
In pittura i Santi e le Sante sono rappresentati in moltissimi quadri, le loro rappresentazioni erano diffusissime e anche la nostra Romagna ne è ricchissima. Praticamente in ogni chiesa, pieve o monastero esistono dipinti che ritraggono Santi e Beati.
Spesso nelle composizioni seicentesche i Santi, tanto cari alla tradizione popolare, sono rappresentati con atteggiamenti e formati nuovi; il gruppo divino è dipinto sempre al centro del quadro, ma ora appare più piccolo e lontano mentre i Santi, rappresentati in primo piano con il loro formato proporzionalmente più grande, invertono il codificato rapporto di stampo medioevale che voleva le composizioni religiose basate sulla prospettiva gerarchica. È questo il caso del dipinto di Guido Cagnacci “Madonna con il Bambino e i Santi Sebastiano, Rocco e Giacinto” allocato nell’oratorio San Rocco di Montegridolfo.
Saper riconoscere il Santo che è rappresentato in un dipinto è utilissimo per la lettura del quadro nella sua intimità e nei suoi più profondi aspetti morali, devozionali e iconologici.
I Santi sono facilmente riconoscibili dai loro attributi e specificità, che identificano le opere e i principi per i quali hanno speso e a volte sacrificato la vita. I dipinti religiosi spesso erano funzionali ad un indottrinamento dei fedeli; in essi venivano rappresentati episodi virtuosi i quali erano veri e propri dispensatori di valori e principi religiosi. I Santi, rappresentati nei dipinti erano esempi di virtù, portatori di valori e principi assoluti per i quali erano disposti a tutto anche al martirio.
Essi erano veri e propri portatori del messaggio religioso assolvendo alla funzione di collegamento tra la sfera temporale e quella divina. Sui valori e sui principi non si scende mai a compromesso, e questo vale anche per oggi; i Santi quindi al pari degli eroi greci, Aiace, Achille erano disposti a morire per le loro idee e per la loro causa.
Come detto precedentemente, il riconoscimento dei vari Santi era possibile attraverso i loro attributi più che sulla lettura dei testi che narravano le loro azioni e la loro storia, evidentemente perché il messaggio religioso era indirizzato ad un “target” di persone prive di conoscenze storiche e letterarie, anzi in gran parte analfabeta. L’attributo espresso con il mezzo figurativo al contrario permetteva una immediata individuazione del personaggio. Le loro immagini erano diffusissime e i pellegrini le portavano appresso durante i loro viaggi; la devozione dei fedeli nei loro confronti era sincera, e assoluta. Il culto dei Santi con il passare dei tempi è rimasto quasi intatto nell’animo della gente e anche ai nostri giorni appare molto radicato; basti pensare alla diffusione delle loro immagini attraverso i santini, veri e propri oggetti di culto e ora anche di collezionismo.
L’elemento sacro per lungo tempo è stato il motore per la creazione di elaborate composizioni pittoriche che hanno prodotto un “corpus” insuperabile di produzione artistica e di capolavori assoluti, per cui è facile osservare che “L’arte è prevalentemente religiosa”.
Purtroppo le informazioni figurative che un tempo erano patrimonio comune oggi sono difficili da interpretare perché comunque il tempo crea un inevitabile divario, un “gap culturale” incolmabile anche ai più virtuosi e preparati storici dell’arte.

di Atanasio Cecchini

Per approfondimenti “La Magia dell’Arte” di Atanasio Cecchini (Guaraldi Editore – presso libreria Gulliver di Riccione e Mondadori di Rimini)

La Piazza della Provincia – Giugno 2014
Giornale di Saludecio – Mondaino – Montegridolfo
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