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Regina, perché un museo?

Regina, perchè un museo?

“Il legame con il Museo e con la città è soprattutto dando forza e forma a quel ruolo di vero e proprio presidio della città che caratterizza in modo peculiare un istituto museale. Presidio in quanto testimone: storico, antropologico, etnografico, culturale. Presidio in quanto tutela e custode della memoria, individuale e collettiva”

“Una città che ha scelto di avere un Museo è, a mio giudizio e senza retorica, una città che aspira ad un buon futuro. Le azioni che mette in campo un Museo non possono, né devono essere sempre clamorose o plateali: sono silenti e tenaci, di quelle che aiutano a rinforzare le radici e, qualora sia possibile, a metterne di nuove”

PERCHE’ UN MUSEO?

di Maria Luisa Stoppioni*

Nato come Antiquarium archeologico dopo gli scavi degli anni ’60 e successivamente trasferito presso il Centro Culturale Polivalente, di cui interpretava pienamente l’idea di una cultura appunto polivalente, e dunque capace di leggere e di restituire alla città tutte le sue facce ed ogni suo carattere e tuttavia senza “specializzazioni” o specificità, il Museo di Cattolica è lì che trovò il proprio iniziale percorso e una sua prima definizione, che era quella di testimone della città e della sua storia.

Non fu certo un caso che proprio presso il Centro Polivalente l’esposizione raddoppiasse, con la costituzione della “sezione di marineria” dedicata appunto al mare e alla sua gente, linfa vitale e profonda di questo lembo di terra e di mare.

La nascita del Museo vero e proprio, il Museo della Regina ovvero Museo della Città, è abbastanza recente: il Giubileo del 2000 fornì il pretesto e i fondi necessari alla sua nascita, essendo l’edificio in cui fu realizzato di costruzione tardo cinquecentesca e collegato strettamente al ruolo itinerario che lo snodarsi del borgo lungo la Flaminia aveva conferito a questo sito: era infatti nato alla fine del ‘500 come Ospitale per i Pellegrini e solo la successiva trasformazione in Regia Caserma dei Carabinieri, negli anni ’30 del secolo scorso, ne aveva radicalmente modificato l’aspetto e la veste. I finanziamenti giubileari ne consentirono poi nel 2000 il completo recupero e l’allestimento.

La nuova sede e il nuovo nome hanno imposto l’adozione di una serie di  azioni che lo rendessero pienamente luogo della città, oltre che testimone. Ma le azioni che mette in campo un Museo non possono, né devono essere sempre clamorose o plateali: sono silenti e tenaci, di quelle che aiutano a rinforzare le radici e, qualora sia possibile, a metterne di nuove.

Il lavoro, peraltro già avviato presso il Centro Culturale Polivalente dove tuttavia si era cercato soprattutto di imparare a parlare, talvolta abbastanza forte così da farsi sentire (si ricordano le mostre: Dove si cambia cavallo; Gallerie sotterranee a Cattolica; Il pozzo romano di Cattolica; i cicli di conferenze Storie di sotterranei; Vita quotidiana nel mondo antico; Del buon uso della ricchezza; Archeologia e paesaggio) e soprattutto si era  cercato di darsi una identità (l’Archeologia Navale, che qui fu inventata fino a divenire successivamente disciplina di insegnamento universitario), una volta costituito il Museo riprese dapprima molto silenziosamente.

Intensa l’attività didattica con le scuole di Cattolica e circondario

Un nuovo luogo deve trovare e quindi impossessarsi di un nuovo linguaggio a fondamento di una vita rinnovata: l’uno e l’altra vanno individuati e riconosciuti, dell’una si deve avere rispetto, l’altro va pian piano conosciuto e appreso. Ma si voleva anche fare di questo un autentico luogo della città: da qui lo sviluppo dato all’attività didattica del Museo, che in questi 12 anni ha interagito con le scuole cittadine e ha visto passare di qui, si può dire, tutti i ragazzi di Cattolica che ne hanno frequentato le scuole in questo decennio, allargando molto rapidamente la sua azione ad una vasta fascia di territorio: Rimini città e gran parte della provincia, un’ampia fetta del pesarese, San Marino e qualche punta nel cesenate e nel forlivese, il rapporto con le scuole di Roma centro.

Ma la presenza del Museo e la sua azione costante di ricerca e di studio hanno permesso di raggiungere qualche risultato davvero inatteso: innanzitutto gli scavi archeologici, favoriti dalla costante sorveglianza sul territorio: nel 2004 lo scavo presso la Nuova darsena da cui è scaturita la mostra Vetus Litus, la cui eco è ormai internazionale per la straordinarietà delle scoperte archeologiche; ancora nel 2004, preceduto da sondaggi nel 2000 e nel 2003, lo scavo dell’area Pritelli, che si è concluso con i lavori del 2010 e da cui si sono ricavate precisazioni, arricchimenti e informazioni inattese su quel sito della ex Piazza del Mercato ortofrutticolo che aveva dato il via all’archeologia cattolichina e da cui è già scaturita una tesi di laurea magistrale.

Infine, ma non ultimo per importanza e, ci auguriamo, non ultimo come realizzazione, lo scavo nell’area VGS, protrattosi per alcuni mesi tra il 2007 e il 2009 e di cui si sta conducendo sin dal suo compimento l’analisi e lo studio per poi offrirlo definitivamente alla città (si vorrebbe che la mostra e la successiva esposizione si compissero entro il 2013). Anche questo rinvenimento ha modificato radicalmente la conoscenza che si aveva del passato di questa parte di territorio, arretrandone ulteriormente la conoscenza e le radici.

I nuovi scavi hanno prodotto un primo concreto risultato: quello di un accrescimento esponenziale delle casse di materiale archeologico, fino a rendere del tutto insufficienti gli spazi e i magazzini. Ma soprattutto ha avvicinato al Museo decine di giovani studenti che hanno portato competenze, idee fresche, voglia di fare e di imparare, studio e lavoro di ricerca.

Nel 2007, 42 ragazzi di ogni parte d’Italia hanno animato per alcuni mesi il Museo grazie al Cantiere / Scuola di restauro delle ceramiche provenienti dalla Nuova darsena: il loro lavoro e il loro impegno hanno permesso di giungere al fondo di un’impresa che appariva davvero titanica se commisurata alle forze di un museo piccolo e per di più non sufficientemente attrezzato quale il nostro.

Quella esperienza, inoltre, e il felice risultato raggiunto, permisero di consolidare il ruolo di giuntura istituzionale del Museo, che si pose come coordinatore tra Provincia, Regione (Istituto Beni Culturali e Assessorato), Stato (Soprintendenza per i Beni Archeologici di Bologna) e Università: si è infatti rafforzata una fitta rete di rapporti e di collaborazioni che, se pure già attive, da quella esperienza hanno dato vita ad un vero e proprio sodalizio e ad uno scambio continuo, mai più sopito.

Da qualche settimana un’altra Scuola di restauro delle ceramiche sta coinvolgendo un gruppo di giovani “preistorici” impegnati sui materiali del VGS: anch’essi guidati da restauratori professionisti di grandi qualità, sono affiancati da docenti universitari e da ricercatori di consolidata esperienza.

L’avvicinamento da parte di tanti giovani studenti ha favorito forme di “affezione” al Museo che si traducono in costanti collaborazioni, quasi sempre gratuite, da parte dei medesimi, che continuano a fornire il loro aiuto in ogni situazione in cui si renda necessario; molti di loro inoltre hanno trovato qui l’oggetto delle loro tesi di laurea o di specializzazione o di dottorato (7 solo negli ultimi mesi), accrescendo il legame con il Museo e con la città e soprattutto dando forza e forma a quel ruolo di vero e proprio “presidio della città” che caratterizza in modo peculiare un istituto museale.

Presidio in quanto testimone: storico, antropologico, etnografico, culturale. Presidio in quanto tutela e custode della memoria, individuale e collettiva. Presidio in quanto punto di congiunzione e di collegamento tra passato e presente e punto di partenza per il futuro, in cui le generazioni si incontrano e talvolta si scontrano, lasciando tuttavia intatte le tracce di sé.
Presidio in quanto depositario degli oggetti tutti della cultura materiale senza distinzione di valore o di qualità, e da cui si dipana quel filo che attraverso una ricerca scientifica attenta e colta ridisegna i contorni geografici, geologici, economici, produttivi, organizzativi, sociali e finalmente culturali dell’intera comunità di riferimento.

Credo pertanto che la domanda iniziale, quella che ha dato l’avvio a queste poche note, sia da considerare pleonastica. Una città che ha scelto di avere un Museo è, a mio giudizio e senza retorica, una città che aspira ad un buon futuro.

*Responsabile Museo della Regina di Cattolica

 

Le proposte durante la stagione estiva

Un’estate al Museo” ha visto numerose iniziative che hanno coinvolto centinaia di turisti e cittadini: laboratori, cene, giochi… tutti sulle orme della conoscenza dell’antichità.

La Piazza della Provincia
Settembre 2012 – Giornale di Cattolica
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